Scuola Militare Alpina

164° Corso Allievi Ufficiali di Complemento

Camerata 8

A.U.C. Raniero Fabris Il morto
A.U.C. Daniele Massella A.U.C. Marco Rizzotti
A.U.C. Giorgio Orengo A.U.C. Paolo Barbieri
A.U.C. Stefano Bressan A.U.C. Carlo Berto

...e al settimo giorno Dio si riposò." No, dimenticavo una cosa....Be, adesso non c'ho voglia, c'è tempo..." Questi i presupposti. E, parecchi anni dopo, e precisamente il 2 luglio 1996, Lei nacque. La Camerata 8. Quella vera. Si era alla SMALP, in tempi di profondi cambiamenti. Ma, si sa, una volta toccato il fondo si può sempre iniziare a raschiare. Per questo vennero accettati gli individui che, come scritto nella Storia, avrebbero dato vita alla coalizione meno militare che la SMALP avesse mai visto. E che probabilmente mai più vedrà. Fino a quel giorno la Gloriosa, da quel giorno la Furiosa. Braccia rubate al servizio civile, i nostri eroi iniziarono fin dal principio a distinguersi nelle diverse attività. Tra pianti e intenzioni di ritirarsi, primeggiavano nelle marce, furoreggiando addirittura in quelle notturne, riuscendo a distribuirsi equamente, allineati e coperti, tra le squadre che li seguivano. Mirabili nell'addestramento formale, riuscivano a perdere il passo anche in libera uscita. Sbaragliarono poi la concorrenza sotto il piano dei risultati: nei secondi accertamenti vantavano una media di camerata intorno alla 54° posizione. Pare che la classifica dopo i terzi accertamenti non l'abbiano neanche letta. Si distinguevano regolarmente nella pulizia della camerata, apprezzati in questo anche dai loro colleghi che più volte hanno visto ritardata la libera uscita a causa delle sostanze rinvenute nei più disparati anfratti della loro camerata. Da ricordare infine lo stupendo rapporto instaurato con il loro C.te di Plotone, che non esitò a definire l'allegra combriccola "la camerata delle minchie", presumibilmente in riferimento alla ragguardevole dimensione media dei loro organi riproduttivi. Forse la 6° camerata (cammaretta, per gli amici) del 164° AUC non rimarrà scolpita nella storia della SMALP. Quello a cui tenevano, e che hanno ottenuto, era che rimanesse in quella di ognuno di loro.

Allievi Ufficiali di Complemento

Stefano Bressan: l'alpiere

Controcarro di nascita, ironico creatore di burle da scaricatore di porto, deve l’appellativo alla agilità con cui si muove tra le rocce spostando i massi a suon di scoregge. I suoi progetti: seguire un corso della Scuola Radio Elettra per imparare a marciare.

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Giorgio Orengo: capopezzo

Allievo di nascita, detto così per la presunta familiarità con i cannoni, è mancato all’affetto della camerata con la frase “belìn divento alpin”. Arguto declamatore dei testi delle pornossi rimarrà sempre nel ricordo della camerata, anche perché l’odore dei suoi peti tarda a svanire.

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DanieleMassella: sveglia Massella

Dormitore professionista, ex fante, redento dalla S.M.ALP. Si distingue per la sua capacità di assopirsi in qualunque posizione assuma per più di due minuti, nonché l’incapacità di occludersi alla vista degli ufficiali in quei casi. Lo ispira particolarmente l’aula didattica. L’assiduo allenamento lo ha reso un eccellente “responsabile bagni”. E’ finora l’unico che sia riuscito, la notte, ad allietare la camerata cantando anziché russando. Il fenomeno è tuttora allo studio dei luminari di Oxford, catalogato assieme al triangolo delle Bermuda.

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Raniero Fabris: barilozzo (“bariz” per gli amici)

Di particolari convinzioni religioso-politiche, in caso di pericolo di vita, accetta trasfusioni solo da padani D.O.C. E’ così chiamato per la sua circonferenza cranica, che gli ha procurato problemi, di volta in volta con: la norvegese, il cappello alpino, i due tipi di elmetto ed il caschetto da roccia. Quando è particolarmente emozionato arrossa al punto da giustificare appieno il soprannome.

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Marco Rizzotti: dio Poide chi è che frega la roba ?!

Casinista professionista, riesce sempre a nascondere quello che gli servirà di lì a pochi secondi, cosa che lo fa infuriare e accusare tutti delle sparizioni. E’ in quei momenti che lancia il terribile anatema “dio POIDE“, tanto potente quanto incomprensibile. Così si è espresso il noto semiologo Umberto Eco:”Non ho capito un ca**censura** !!”. Così Enzo Biagi: ”Non me ne frega niente” “di**censura**rco, Por**censura**io non rompetemi i co**censura**ni” così si è espresso un esperto dell’argomento, uscendo da Papa Marcel. Il soggetto è anche noto per le urla angoscianti che lancia, nel silenzio della camerata quando si cura i piedi rotti.

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Paolo Barbieri: l'operativo

Ex parà ed ex capo scout, per non diventare ex fidanzato ha frequenti scambi epistolari e telefonici con la morosa, dolci da far venire il diabete a chi lo vede. Deve il suo nome allo zelo con cui fa un po' tutto, zelo, per la verità, in forte declino con il proseguire del corso (forse che ha paura di rimanere ad Aosta o di essere spedito a Pinerolo o San Candido ? ). Storiche le sue azioni contro chi russa, tali da svegliare anche chi aveva resistito fino a quel momento, attirandosi epiteti poco gradevoli.

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Carlo Berto: ‘u storditone”, “bertoldo”, “«...tirate il freno a mano...», “mano a penna davanti alla bocca” e molti altri

è famoso in tutta la SMAlp per le sue brillanti qualità di stordito che derivano da episodi eclatanti: (in ordine cronologico)

  1. in partenza per l’unica licenza che avrebbe avuto durante il corso, volendo a tutti i costi fare il biglietto, nonostante avesse l’orologio e gli amici lo avvertissero, riusciva a perdere il treno, dopo averlo rincorso gridando la frase storica “tirate il freno a mano”. Non si è ancora capito se fosse disperato per dover ritardare la partenza di 2 ore oppure per aver già caricato i bagagli;
  2. all’adunata mattutina s’implotonava, dimenticando di essere comandante di plotone;
  3. dovendo partire per un’esercitazione a Pollein, ritirava l’MG in armeria e svolgendo tutte le altre operazioni con il proprio plotone, dimenticava di essere in servizio come D.E. Se n’è ricordato solo dopo essere stato avvertito dai compagni di plotone, mentre tutto l’ACL era già stato caricato (lo Sten Matteucci si vedeva costretto suo malgrado a punire per la prima volta qualcuno);
  4. durante l’esercitazione al Menouve della squadra fucilieri in attacco, si offriva con ammirevole spirito di solidarietà per sostituire uno stordito che non si ricordava più di essere in servizio come cc. Una volta tornati in caserma, lo stordito in questione si è scoperto essere proprio il buon volenteroso;
  5. alla sveglia si recava a radersi assolutamente incurante del fatto che in camera, tutti stessero affrettandosi a mettersi la tuta per la reazione fisica, e che in bagno fosse l’unico ad usare i lavabo! La sua giustificazione: «...volevo vedere se sarei riuscito a fare tutto in tempo,,,»;
  6. nello zaino per il primo addestramento alla marcia (Chacotteyes), affardellava l’impermeabile (ILU) al posto della giacca (GTA).
  7. Assiduo frequentatore del punto vendita, e diventato perciò amico intimo del M.O. Baldino, ne prendeva spesso le veci e chiamando continue adunate in compagnia o approfittando dei momenti morti durante le lezioni, reclamizzava gli articoli militari con uno charme opposto a quello di Vanna Marchi, più simile a quello di un tricheco in calore.

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