Il nostro motto è: “pochi ma buoni”, visto il numero di morti che popolano la nostra camera. Rimasti orfani dell’erede naturale del cinghialone, l’allievo Della Valle Marcello, detto il “tordone”, siamo sopravvissuti, imboscandoci egregiamente, in cinque: quattro Tx ed un mortaista.
Piero Ricci: “Riccio” oppure “ ho visto un riccio”E’ stato l’unico trasmettitore capace di mettere a tacere una squadra di fucilieri. Più che un uomo è un vichingo. Anche gli Ufficiali lo temevano e ne è riprova il fatto che si permetteva di arrivare in adunata in ritardo, o con la divisa sbagliata, o senza fucile, o con le calzature errate senza mai essere ripreso. In noi si è insinuato il sospetto che se fosse sceso in adunata in mutande gli ufficiali avrebbero punito il resto della compagnia perché vestiti. A questo suo aspetto esterno di fierezza si contrappone “Riccio storditone”: per tre mesi la domenica mattina si è intestardito ad indossare la drop completa ed infine gli stivaletti da lancio. Per tutta la durata del corso non ha mai perso occasione per uscire ed in questo lo ha aiutato la sua invidiabile posizione in classifica. In camerata, tutti imbottigliati, lo osservavamo vestirsi in civile ed organizzare la serata con gli altri pochi fortunati. Alla fine del corso, quando uscire e festeggiare è d’obbligo, le posizioni si sono invertite: lui punito per la prima volta in 5 mesi per scarponi sporchi e noi....... fuori. Inutile descrivere la sua espressione. Ma non finisce qui. Da sempre reporter della compagnia, famose sono diventate le sue foto strappate in momenti critici tanto da farne un “Reporter d’assalto”. A volte si pittava solo per poter strappare una foto agli ufficiali in atteggiamenti particolari: modello “paparazzo naja”. Anzi quasi è riuscito nella sua opera massima, nella foto da copertina, laddove nessun reporter è giunto mai.... l’intento di fotografare il ten. Fiore mentre lo punisce!
TopNon serve tanta fantasia per descrivere questo straordinario personaggio. Ogni giorno di corso ha messo in evidenza che l’appellativo affibiatogli non ha solo riscontri fonetici. Topastro come nessun altro è riuscito a tenere in ansia i suoi compagni di camerata per tutti i contrappelli, impegnandosi nel riordino del proprio armadietto esclusivamente quando l’ufficiale di servizio stava già ispezionando altre camerate. Proverbiale la sua dimenticanza al di fuori dell’armadietto: una camicia ben esposta e passata inosservata ad un’accurata rivista. Eppure durante tutti i periodi di pulizie la domanda sorgeva spontanea: “dove c...o è il Topalis?”, la risposta era ormai banale: “al telefono con la Michela!”......... serie di imprecazioni....... Il momento topico della giornata da lui più atteso era qualsiasi tipo di adunata: giungeva sempre in ritardo ma con il ghigno impresso sul muso; la sua licenza di Tx gli permetteva questo ed altro. In perpetuo conflitto con gli Uniform per la specializzazione che gli era stata imposta, insisteva per diventare mortaista. Al quarto mese, persa ogni speranza, mutava il suo atteggiamento dando dell’imboscato a qualsiasi cugino mortaista che incontrasse, proprio lui: un trasmettitore accampato quasi perennemente in D.E. Dotato comunque di indubbie qualità morali era sempre disposto a sacrificare i suoi fine settimana per coprire i servizi a favore di altri, riuscendo a collezionare un numero infinito di quadratini colorati sul tabellone. Lo stesso vale per le operazioni serali in compagnia. Adorava costantemente il dio water, disdegnando lo squallido pavimento e gli orripilanti davanzali polverosi della sua camerata costringendo i restanti Tx a infinite prove sul percorso S.A.S.C. per neutralizzare le zone polverose e paludose della 9^. Ultimamente impegnato negli studi, sperando di ottenere una destinazione in Piemonte, si trovava spedito nelle zone perennemente bianche sul fronte austriaco.
Così il Sommo Lorenzetti ha detto di lui...
..Nella notte tra il 24 ed il 25 dicembre nacque in una capanna di Clou-Neuf Massimo crocerossina Baralis, il più buono dei tx. La notizia della nascita raggiunse subito i paesi vicini e una lunga processione di pastori, pecorelle e portatori radio si diresse verso la capanna in adorazione. Qualche giorno più tardi, guidati dalla stella cometa e dalla bussola di “paperino-Francardi”, arrivarono 3 portatori RV3 Ciro, Cambise e Dorio con i bastini carichi di doni per l’angelico neonato: oro, incenso e la formaggia di Remigio. Dopo un’infanzia trascorsa aiutando Matteucci a scaricare l’ACL, il buon Ba-alis fece camminare Del Rizzo sulle acque di un laghetto, scacciò i VFP dall’armeria, prese in groppa Lorenzini al concerto di Jimmy Fontana e rimandò i ricchi a mani vuote...
TopSassofonista, ha sostenuto fino all’ ultimo giorno del corso che avrebbe rinunciato alla nomina, pur di finire nella Fanfara della Taurinense; si spaccia inoltre per grande conoscitore della musica jazz e dei motori, ma probabilmente è solo un gran banfone. Si è subito fatto notare nella camerata per la rapidità di ogni sua azione: riusciva a preparare il cubo, sbarbarsi e vestirsi prima che l’allievo Topalis riuscisse ad infilarsi le ciabatte. Va molto fiero di questa sua qualità tanto da metterla in risalto con il suo grido più famoso:” fatto...fatto...” ogni qual volta porta a compimento un’azione o un ordine per primo ( poi non importa come, basti pensare ai suoi cubi osceni). E’ un tipo di poche parole e può forse sembrare un po’ burbero. Sicuramente è inavvicinabile il mattino quando si reca in bagno: l’incazzatura paura disegnata sul suo volto è in grado di tenere lontano qualsiasi scocciatore pronto a dargli il buon giorno. In realtà è un altruista che preferisce, a differenza di molti altri, aiutare la gente agendo e non parlando. Ha trovato molto lungo i primi giorni, ma poi si è ripreso, grazie anche ad una filosofia di vita da lui elaborata che si potrebbe riassumere con un: “che ci posso fare, me lo devo tagliare? No e allora!”
TopL'unico TX fiero di esserlo in quanto felice di imboscarsi. Ama le gite in montagna tanto da essere disposto a seguire la compagnia in ogni uscita con il proprio AR personale. E' un altruista, lo può testimoniare il capitano, che molte volte ha avuto l'onore di avere un passaggio da lui. Questa intensa attività esterna, svolta con ogni condizione di tempo e terreno, lo costringeva a complesse operazioni di sfregamento e lucidatura dei propri anfibi che si protraevano durante tutto il periodo delle pulizie serali. Con la sua AR in manutenzione fu ingiustamente e meschinamente costretto dal ten Fiore a seguirlo a piedi durante la mistica marcia notturna. L'eccessivo peso dello zaino e il supremo sforzo richiesto per premere la portante della RV3 lo resero semi paralizzato ad un braccio (il sinistro) tanto da essere quasi incapace, il giorno seguente, di alzarlo per chiedere visita. Alla vista di quel triste figuro tutto preso dallo sforzo di allungare un braccio quasi accartocciato, il perfido ten Fiore non trovò niente di meglio da dire se non "ecco il capo mongolo!". Ha dimostrato di vivere in una dimensione atemporale, soprattutto quando invitato a partecipare alla pulizia dei bagni. La sua classica risposta a tale richiesta era: "due minuti e arrivo". Dopo un'oretta presentandosi alla porta dei bagni era solito esordire: "ma come, avete già finito?". Alfa Romeo è comunque un tipo a cui piace scherzare e non se la prende mai, per questo ci siamo permessi di rincarare un po' la dose con lui.
TopIl più giovane del corso e primo dei mortaisti, ama farsi scrocchiare tutte le ossa del corpo, proprio tutte. L'unico guaio è che non ha ancora capito che i due gemelli non sono ossa e quando fa quel suo gesto tipico, che per molti è un portafortuna, tutto il corpo fa un salto in alto. Non se la prende mai per nulla, ma proprio per nulla: provate anche solo a fissarlo, o peggio a chiamarlo bocia, ed assisterete ad uno spettacolo che raccoglie il meglio dei cartoni animati giapponesi e delle più struggenti commedie partenopee. I suoi discorsi sono molto vari: per tutta la settimana ripete le stesse cose al malcapitato che si avventa nella nostra camerata. Sono pure molto concisi. Dopo una mezz'oretta di stridolii, non appena si sente la parolina "Pinerolo", sai che il comizio è finito. E' anche conosciuto per essere il ruminante della compagnia, unico individuo capace di sopravvivere a cinque mesi di corso senza toccare ne carne ne pesce. La sua arma segreta era un vaso di miele di produzione propria servito a rinfrancare dalle fatiche tutto il quarto plotone. Dopo tutte queste maldicenze, lo zuccherino (altrimenti poi ci tiene il broncio): è generoso e si dà un gran da fare. Ma è meglio non dilungarsi troppo, sennò ce la mena all'infinito.
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